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Squilibri del nostro tempo

Fra le cause della natalità nell’Unione Europea è inclusa la questione degli spazi di vivibilità oltre alla diminuzione delle materie prime e di risorse energetiche, di contro è pervaso dal precetto che “il numero è potenza” il mondo islamico che, favorendo la poligamia, semplifica la massima procreazione; in una serie di strenui tentativi con pratiche drastiche per limitare il potere moltiplicatore delle nascite stanno, come in un limbo Paesi come Cina e India, mentre il Terzo Mondo africano dilaniato dalla miseria più profonda, guerre tribali e malattie infantili non sembra più il solo responsabile dell’accrescimento demografico del pianeta.

Squilibri del nostro tempo che per la prima volta si sono “cronicizzati” nella storia recente con crescenti pericoli alle economie di mezzo mondo da parte di una demografia invasiva, in larga misura incontrollabile, sottovalutata dagli Stati che non hanno posto in essere alcun sistema di equilibrio globale; da qui le degradazioni ambientali, che del resto sono diventate logica conseguenza della proliferazione umana il cui relativo iperconsumo energetico ha provocato inquinamento da “effetto serra”, alterazioni climatiche e precarietà delle condizioni degli ecosistemi naturali.

Per alcuni si dovrà trovare un sostegno quando la crescita demografica troverà un punto di equilibrio con l’educazione ed il buon senso dato dallo sviluppo, aiutando cioè i poveri a “progredire” in modo che così facendo diminuirà anche la loro crescita demografica, ossia l’educazione unita allo sviluppo sarà in tal modo un metodo che potrà funzionare; per altri invece già siam troppi e già al limite di rottura degli equilibri ecologici, l’avvelenamento dell’aria, dell’acqua e della terra è pericolosamente crescente a popolazione relativamente costante, figurarsi quando un miliardo di cinesi “sviluppati” sostituirà la bici con l’auto.

In ambito ambientale servirebbero perciò da subito soluzioni che contribuiscano a ridurre la dipendenza da carbone, petrolio e da tutte le altre fonti fossili che determinano l’inquinamento ed il riscaldamento del pianeta, il petrolio poi fino a quando? E il rischio politico? I due terzi dei giacimenti utilizzati sono in Medio Oriente; Arabia Saudita, Iraq, Emirati, Kuwait e Iran: lo scacchiere più instabile del mondo. Guerra, terrorismo e ricatti economici; gli Stati dovrebbero invece stimolare finanza e tecnologia a compiere i prodigi di cui sono capaci per lo sviluppo di energie alternative.

Un’indagine U.E. di qualche anno fa disse che ogni litro di benzina che consumiamo in città ci costa in spese sanitarie, come a dire che servirebbe uno scatto da parte di tutti i “Player” dell’auto a far presto e bene; come a ricordare che fine abbiano fatto tutte quelle promesse degli anni 2000 di Bmw, Volkswagen ed altre case automobilistiche europee sullo sviluppo e la produzione di veicoli alternativi. Come quelli ad idrogeno, tanto decantati come macchine di un futuro appena dietro l’angolo, con autonomia di 350 chilometri, velocità fino a 200 km/h. e scarichi solo di vapore acqueo senza emissioni di gas.

Giuseppe “vas” Vassura

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About Vassura

Residente ad Alfonsine (vicino Ravenna), si è diplomato in Agraria all' Istituto Scarabelli di Imola e da lì ha iniziato a scrivere (giornalino studentesco), ha poi frequentato tre anni di Università a Bologna ed ha iniziato l'attività di assicuratore in Ras, che attualmente ancora persegue ma solo come consulente aziendale indipendente. Gli piace ascoltare musica blues, folk e scarpinare in mountain bike. Animatore e P.r. in località Milano Marittima fino al 2001, é da sempre volontario e socio WWF. Capacità di comunicare e lavorare in team, unito allo spirito di adattamento, immaginazione e capacità di organizzare in modo equilibrato il tempo, fanno risaltare in lui doti di generalista più che di specialista..