Giuseppe Vas – 2 agosto: 35° anno dalla strage

  lo storico orologio della stazione

Ricorre in questi giorni l’anniversario della strage alla stazione di Bologna quando la mattina del sabato 2 agosto 1980 una bomba uccise 85 persone e ne ferì oltre 200.

Quel giorno, ricordo, ero partito con amici imolesi per una breve vacanza e la notizia ci colpì profondamente in quanto la stazione di Bologna era per noi la “meta”, una specie di amorevole “complice” in quanto punto di arrivo e di ripartenza delle “fughe” dal collegio imolese che ci ospitava durante il periodo scolastico delle superiori.

Via dell’Indipendenza, il centro di via Rizzoli, poi le 2 Torri e la piazza S.Petronio, poi di corsa di nuovo verso la stazione passando ormai senza fiato davanti a quella sala d’aspetto di 2° classe andata in frantumi, dov’era stata posizionata la valigetta piena d’esplosivo, eppoi giù nel sottopassaggio per la coincidenza per Imola.

Eccellenza didattica, essendo uno degli atenei top al mondo, oltre che laboriosità ed accoglienza incomparabili hanno sempre fatto della città felsinea il luogo ideale ove sognare e disegnare il proprio futuro e fino a quel sabato del 1980 nessuno avrebbe mai potuto immaginare potesse mai succedere una cosa del genere.

E’ stato il più grave atto terroristico della nostra storia repubblicana ed ha lasciato, lascia e lascerà sempre un ricordo misto di rabbia ed orgoglio dentro quelle persone che come me hanno vissuto, anche solo per qualche anno, in quella zona di Bologna; la moltitudine di persone di ogni età, donne e uomini di ogni razza e ceto sociale che per lavoro o diletto ha fatto fermata in quella stazione non è potuta rimanere indifferente all’aria che si respirava a quei tempi, un mix di laboriosa sobrietà culturale dovuta alle varie sinergie dei luoghi e delle persone che allora ci vivevano.
Dirà la madre di una delle vittime: ” I terroristi hanno commesso un solo errore, compiere la strage a Bologna”; e forse è vero.

I responsabili dell’attentato dinamitardo credevano di “cominciare un nuovo inizio”, ma la strage alla stazione di Bologna è invece stato l’ultimo atto di quella “strategia della tensione” iniziata tempo addietro con Piazza Fontana (1969), sequestro Moro (1978) e omicidio Pecorelli (1979), ovvero anni di delitti (e misteri) perfetti nella loro criminale imperfezione dove l’obiettivo non si esaurì nell’istante dell’esecuzione ma produsse i propri frutti migliori nel tempo che seguì sotto forma di ricatti e veleni da capitalizzare e gestire che provocarono altri misfatti sia politici che giudiziari.

Dopo la strage di Bologna invece questo albero genealogico di guai non ebbe seguito, i neofascisti “Giusva” Fioravanti, la Mambro e Ciavardini furono identificati come responsabili la strage e, malgrado episodi di depistaggio, per questa condannati.

Bologna “la dotta”  e antifascista, laboratorio globale d’eccellenza, tanto culturalmente multirazziale quanto splendida vetrina artigianale felsinea; ecco forse il perché della scellerata scelta da parte dei terroristi neofascisti, in essi la volontà di eliminare uomini e donne di là e ciò che rappresentavano.

La “mission” del corteo dei parenti delle vittime della strage del 2 agosto ricorda ogni anno a quelli che hanno vissuto quella tragedia, ma soprattutto alle nuove generazioni, che la strada da seguire è invece di tutt’altra natura ed insegna ad avere successo nella vita civile e democratica senza svaporarsi sulla pedana delle folli ideologie anzi avversando i pazzi disegni criminali come quelli che hanno causato la strage di Bologna.

 

Giuseppe Vas Vassura