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Parlar d’altro si può (e si deve)

Ammetto che di questi tempi, in epoca Coronavirus, ho fatto fatica e qualche imbarazzo a parlar d’altro se non di emergenza sanitaria, precauzioni da prendere e rispetto delle norme anti contagio, ma credo sia giusto cercare di ricordare a tutti che proprio ora è necessario (ri) abbracciare i temi anche dell’altra quotidianità, quella solita, banale, con il tono garbato che le circostanze impongono e rispettando l’angoscia della gente in difficoltà, senza peraltro dimenticare la “mission” per limitare la diffusione dell’epidemia.

Sono centinaia di migliaia le applicazioni (app) sulla salute ma poche hanno una reale validità clinica, da una recente analisi apparsa sugli organi di stampa si evidenziano infatti poche aree dove questa tecnologia è realmente di utilità all’uso clinico, ossia, formulari e cartelle cliniche, formule di pagamento, istruzioni e addestramento di pazienti e fornitori; soltanto questi sono per così dire i campi che maggiormente possono avvantaggiarsi dall’uso delle app.

E’ evidente perciò che allo stato delle cose la maggior parte delle app per la salute è inutile ed in qualche caso dannosa, come ad esempio quelle per le terapie che possono essere foriere di brutte sorprese, meglio quindi in questi casi parlare direttamente col medico; è innegabile comunque la comodità di digitare i dati della carta di credito per i pagamenti o modificare date di analisi senza recarsi presso gli uffici preposti restando anzi incollati alla poltrona del salotto di casa, è così che grazie a questo avvento tecnologico beni e servizi sono entrati nelle nostre case sostituendo (di contro) strette di mano ed eventuali nuove amicizia.

Skype, chat e social network ci hanno resi partecipi della rapida trasformazione della vita social-virtuale nell’ambito condiviso, dai semafori alle sale d’aspetto dalle pizzerie a quando usciamo di casa “inseguendo” i nostri beni e servizi; chi tempo fa non sapeva la strada finiva per abbassare il finestrino e chiedere info all’automobilista accanto mentre oggi, come i turisti a spasso nei dedali delle zone pedonali, seguiamo le indicazioni del navigatore  rischiando così facendo di restar soli quando siamo in compagnia.

Gli ultimi esempi di digitalizzazione evoluta parlano di bici, taxi condivisi e spazi di co-working, utilità del mondo digitale molto in voga nelle nostre città più grandi come modello di efficienza e sostenibilità, che hanno fatto esplodere il fenomeno delle app e che coprono ormai ogni desiderio ed esigenza di chi è affamato di risposte immediate.

Anche se la tecnologia del darsi da fare esisteva già, dalla ricerca di un parcheggio a una farmacia aperta dal ristorante tipico a quando il piccolo di casa è colto in piena notte dalla febbre, la novità più rilevante degli ultimi anni è stata quella della disponibilità a chiunque dei dati raccolti dalla pubblica amministrazione sulla vita di una città e dei suoi abitanti; una specie di tesoro che tramite le app è stato “addomesticato” per diventare risposta semplice ed immediatamente fruibile da smartphone, tablet e pc, così per i campus in streaming dei corsi finanziari ai videointerventi in ambito medico-chirurgico.

Giuseppe “vas” Vassura

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About Vassura

Residente ad Alfonsine (vicino Ravenna), si è diplomato in Agraria all' Istituto Scarabelli di Imola e da lì ha iniziato a scrivere (giornalino studentesco), ha poi frequentato tre anni di Università a Bologna ed ha iniziato l'attività di assicuratore in Ras, che attualmente ancora persegue ma solo come consulente aziendale indipendente. Gli piace ascoltare musica blues, folk e scarpinare in mountain bike. Animatore e P.r. in località Milano Marittima fino al 2001, é da sempre volontario e socio WWF. Capacità di comunicare e lavorare in team, unito allo spirito di adattamento, immaginazione e capacità di organizzare in modo equilibrato il tempo, fanno risaltare in lui doti di generalista più che di specialista..