Expo 2015, l’occasione (persa) per nutrire il pianeta

“Nutrire il pianeta. Energia della vita”, è stato lo slogan della vetrina milanese di qualche anno fa che doveva essere il punto di partenza (e di speranza) contro il pericolo della distruzione di habitat e biodiversità, colpa dell’agricoltura intensiva e della crescita incontrollata delle attività umane soprattutto nell’ottica “cibo” che causano inquinamento e deforestazione.

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Buon compleanno Sessantotto

Dal dire al fare c’è di mezzo il mare, qual proverbio fu mai più veritiero di questo, ne sa qualcosa la mia generazione che visse il 1968 come la “tempesta perfetta” che agitò un mare di giovani in tutto il mondo, evento di cui quest’anno ricorre il cinquantenario.

Mezzo secolo di ricordi che ancora dividono chi loda e chi critica il “dire e il fare” dei contestatori di allora, condivisa e condivisibile però la tesi di ciò che senza il Sessantotto sarebbe stata la modernità nella cultura ed il costume della società di cui oggi facciamo parte, a partire dal bisogno di affermazione di tanti diritti allora negati, un beneficio storico quello della contestazione di cinquant’anni fa, nel suo complesso positivo ed antiautoritario.

Senza il Sessantotto non avremmo avuta la legge sul divorzio né quella sull’aborto e più in generale nessuno dei diritti sulla famiglia, sbagliato è invece attribuire all’ideologia del movimento quella “deriva” degenerativa (minoritaria) dell’estrema sinistra che sfociò poi negli anni ’70 alla lotta armata del terrorismo, gruppi clandestini isolati socialmente che andarono nefastamente in senso opposto alle origini più nobili del movimento.

Cambiare radicalmente il mondo e la vita consentendo di prendere per mano il proprio destino, fu questa la “mission” politico-filosofica dei sessantottini di mezza Europa contro l’ingessata borghesia di allora sull’onda delle proteste “made in Usa” contro il conflitto in Vietnam, soprattutto in Francia a suon di occupazioni universitarie e scioperi nelle fabbriche contro il potere gollista; un “vietato vietare” che cambiò in meglio i rapporti umani anche in Italia e che alla fine degli anni ’60 infuocò l’aria che respiravano i giovani, dal grigio delle loro tristi passioni al rosso scarlatto per poter  (e voler) cambiare radicalmente la propria vita e con essa il mondo intero.

Finì tragicamente come la storia ci ricorda nei Paesi del Patto di Varsavia, in Cecoslovacchia ad esempio, dove la rivolta studentesca che chiedeva più libertà finì nel sangue in quella che fu poi battezzata la “Primavera di Praga”; oltreoceano le cose non finirono diversamente per i leader che si unirono alle battaglie per la conquista dei più elementari diritti civili. I cosidetti “Hippy”, che si battevano contro l’intervento americano in Vietnam e dalle cui prime manifestazioni nacque il movimento del Sessantotto che conosciamo, sposarono la causa dei diritti civili soprattutto ai neri che predicavano la non violenza e l’uguaglianza fra i popoli che, avversata da odio razziale, vide la fine del pastore battista Martin Luther King il cui sogno di pace (I have a dream) fu soffocato nel sangue.

All’oggi forse occorrerebbe far di nuovo una contestazione attualizzata di quella “figlia dei fiori” di 50 anni fa, senza lanciar sanpietrini né far barricate con le bici a noleggio, ma trovando piuttosto il modo per stimolare e coinvolgere in una vera azione riformatrice tanto gli atei quanto i credenti, i bianchi come i neri e perfino capitalisti e comunisti.

l’Italia ha necessità di “camminare”, e in fretta, grazie a istituzioni e partiti tradizionali sciolti da quei lacci e legacci che poi creano compromessi che portano solo ai guai che viviamo quotidianamente che è ciò di quanto più lontano ci sia dallo spirito dei nostri ragazzi, adolescenti e millennials, ed anche da quell’ideologia del Sessantotto di cinquant’anni fa delle loro madri e dei loro padri, un’esplosione di libertà esistenziale, senza alcuna retorica.

Giuseppe “vas” Vassura

 

La “musica al centro” del Baglioni-Festival

Ermal Meta e Fabrizio Moro cantando Non mi avete fatto niente e combinando il voto del pubblico, della stampa e degli esperti si sono aggiudicati l’edizione 2018 del Festival della canzone italiana che si è chiusa con grandi ascolti come era iniziata, la serata finale ha “battuto” 12 milioni di spettatori con uno share del 58% mentre la media delle serate si è attestata su quasi 11 milioni, poco più del 52%.

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Gioco del 4 marzo, come a tresette col morto

Poche settimane ancora e il 4 marzo sarà scontro finale di una partita elettorale fotocopia della variante del gioco di carte per antonomasia caro ai nostri nonni ovvero il tresette col morto. Un tavolo di 3 giocatori, Coalizione di Centro-Sinistra, quella di Centro-Destra e Movimento 5 Stelle a distribuirsi le “carte da giocare”, con la variante del 4° (non) giocatore, ovvero “il morto”, rappresentato dal partito di chi a votare non ci andrà, che all’oggi è primo fra quelli a livello nazionale e stimato in ben oltre il 40% di preferenze degli aventi diritto.

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Giornata della Memoria

La sete di conquista degli umani a volte impazzisce in un delirio incontrollabile, facendo compiere azioni criminali e perpetuando l’idea di voler (e poter) conquistare il mondo.

E’ soprattutto per colpa di uno di questi pazzi (Hitler), e dei nazisti che l’hanno seguito, che sabato 27 gennaio ricordiamo il Giorno della Memoria periodo datato 1945 quando i sovietici dell’Armata Rossa entrarono nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau ed ancor prima nel luglio del 1944 a Lublino nel lager di Maidanek, senza dimenticare le altre azioni del genere da parte degli americani e inglesi nei campi di Mittelbau-Dora, Buchenwall, Dachau ed altri ancora.

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