“King” Roger, simply the best

Quando Roger Federer annuncerà l’abbandono sarà forse ricordato come il tennista più grande, di sicuro l’estetica di quel suo rovescio a una mano sola lo ricorderà a lungo.

Prima della sua “entrata in scena” erano solo maratoneti tutta forza agonistica, come lo svedese Bjorn Borg, l’argentino Guillermo Vilas o l’americano Andre Agassi, con qualche eccezione del calibro del romeno Ilie Nastase, lo statunitense John Mc Enroe o lo svedese Stefan Edberg; oggi a dettar legge malgrado i malanni dell’età è solo la forza psicofisica del cyborg-tennis, come quello dello spagnolo Rafael Nadal e del serbo Novak Diokovic anche se ultimamente quest’ultimo è in crisi di risultati, il futuro del tennis che verrà sarà invece in mano alla “next generation”, una banda di ragazzini delle etnie più disparate che un recentissimo torneo-esibizione milanese ha messo in mostra.

Continua a leggere

Pasqua: uso e (mal) costume a tavola

La diminuzione è costante ma la tradizione culinaria pasquale anche quest’anno ha coinvolto centinaia di migliaia di ovini di trenta giorni di età, le cui tenere carni stanno finendo sotto i nostri denti, arrostite o fritte; il decesso di questi animaletti è traumatico perché è praticato con la tecnica della sgozzatura, resa necessaria per far sgorgare in fretta dalla carotide recisa, il sangue, sì da non far ristagnare lo stesso nella carne dopo l’arresto cardiaco.

Succede così anche ai giovani suini, maialini da latte, destinati poi a diventare porchetta e non allevati “all’ingrasso” come si opera di solito per ottenere i “salumi”, prosciutto, coppa, salame, ecc.; non sono indenni da giovane e prematura morte anche altre specie di graziosi animaletti da fattoria, galletti, puledri e vitelli ma non ci traumatizziamo più di tanto forse perché alla loro fine un po’ ci siamo abituati, non è una novità, eppure anche per loro la destinazione finale sono i banchi dei supermercati sotto forma di ordinate vaschette ben confezionate che suscitano in noi niente po’ po’ di meno che indifferenza.

Con gli agnelli non è così, la loro carne la si trova in commercio in concomitanza del businnes gastronomico di queste settimane, solo una volta l’anno, e non ci siamo abituati, è un’opportunità da non perdere ed il tam-tam mediatico coinvolge la massaia quanto la mensa aziendale, lo chef  quanto l’osteria; la prelibatezza della carne d’agnello ci ipnotizza identificando la festività pasquale quanto panettone e pandoro lo fanno per il Natale.

Pasqua è ricorrenza a tutti noi molto cara perché sinonimo di rinascita, è festività che fa riflettere, e coincide forse col periodo dell’anno più bello, quello cioè che ci porta finalmente a godere mesi di bella stagione; è un peccato che tutta questa “bellezza” stoni così ferocemente con la drammaticità del “percorso” a monte che gli agnelli sono destinati a percorrere.

 Questi animaletti quasi mai sono destinati a morir sgozzati in stato di incoscienza, purtroppo in tanti vivono “live” questa fine in modo drammatico e ciò da alcuni anni ha mosso le coscienze di un sempre maggior numero di persone; da allievo perito agrario ho frequentato durante le ore scolastiche di “pratica” i macelli, ove le pratiche degli operatori necessariamente mettono fine alla vita degli animali destinati all’alimentazione umana, pennuti e bovini ma mai giovani ovini; sono sempre stato molto critico su queste tecniche cruenti ma purtroppo la legislazione italiana non è chiara ed i controlli capillari latitano.

Le immagini finite in rete da telecamere nascoste poste in allevamenti “border line” sono raccapriccianti, meritano sanzioni esemplari e spero che i video non siano stati manipolati ad arte da qualcuno, queste brutali tecniche da macellazione per tanti di noi devono terminare immediatamente mentre per altre persone il problema è irrisorio in quanto interessa soltanto “animali”.

Ecco il perché delle campagne pubblicitarie promosse dagli organismi di protezione animale e associazioni ambientaliste contro questa che loro chiamano una vera e propria strage, quest’anno si sono mosse in anticipo ma purtroppo senza tangibili risultati, gli agnelli sono stati regolarmente sgozzati lo stesso e come sempre stanno allietando le mense imbandite della festività della rinascita.

Pasqua è festività splendida in cui purtroppo questo uso e (mal) costume culinario stona anche se si è sempre rispettato, forse per l’ultima volta, o forse no. 

Giuseppe “vas” Vassura 

 

 

 

 

PCC ovvero l’unione fa la forza

Nell’attesa di (eventuale) smentita quale affermazione è mai più vera di questa, i delegati del Congresso Nazionale del Popolo cinese hanno votato a scrutinio segreto (favorevoli al 99,86%) la modifica alla Costituzione proposta dal Partito Comunista Cinese (PCC) che ha di fatto sancito che il leder Xi Jingping governerà (quasi) a “vita”, come a dire che in futuro serviranno stabilità e continuità per confermare ancora i numeri del Paese come seconda economia del mondo e prima potenza commerciale; una unione che dà forza quella emersa dal segreto dell’urna dal momento che solo due compagni su 2.964 hanno barrato il “no” e tre hanno lasciato la scheda in “bianco”.

Il paragone con l’altro storico Grande Timoniere (Mao Zedong) è d’obbligo, se però quest’ultimo ha governato una Cina arretrata e tutta arroccata all’ideologia Marxista-Leninista, Hi la sta traghettando fuori da quelle secche (solo) ideologiche che l’hanno isolata per secoli; i record economico-finanziari che tutti leggiamo sui giornali sono soprattutto il frutto della politica “comunista” del quinquennio di primo mandato di questo nuovo leader che ha visto da subito la globalizzazione come un’opportunità e non come un problema.

Missione compiuta quindi per Xi Jingping che inizierà quest’anno gli altri cinque anni del suo secondo mandato per poi (volendo) restar in carica come presidente a vita, un mal di pancia (di rimpianti) senza fine per chi in occidente ha dimostrato man mano sempre più disaffezione al voto verso questa ideologia “comunista” di Mao e Deng Xiaoping, quest’ultimo promotore di riforme e aperture che hanno poi favorito in futuro quel susseguirsi di eventi economico-commerciali “dalle stalle alle stelle” che tutti noi oggi ben conosciamo, elevando il Paese simbolo del socialismo di mercato al rango di “moderna e prospera realtà socialista con caratteristiche cinesi”.

  Come in Cina d’altronde anche nella vicina Russia lo “zar” Vladimir Putin sta consolidando il quarto mandato, un potere iniziato negli anni duemila che ha visto crescere i propri picchi di consenso solo in concomitanza con l’insorgere  di tensioni militari di “frontiera” (Ucraina) e di aree di influenza (Siria), a differenza del leader comunista cinese che sta professando (a parole) una palese non belligeranza e perfino dimostrando a differenza del passato un “dialogo” inaspettato coi temuti capitalisti d’occidente, Usa in primis in riferimento al “dossier” Nord Corea.

Una grande rivoluzione culturale proletaria, contro la borghesia che “devia” i partiti dello Stato, per una equa suddivisione delle risorse economiche e finanziarie della Cina; questo è quanto da sempre il Partito Comunista Cinese ha perseguito nei decenni promuovendo ciò a prescindere dalle argomentazioni (e i fatti) su cui discutono e votano i quasi 3.000 delegati nella Grande Sala del Popolo di Piazza Tienamen, rappresentanza del miliardo e quattrocento milioni di cittadini del celeste impero, come a ricordare semmai ce ne fosse bisogno che mai come al giorno d’oggi l’unione fa la forza.

Giuseppe “vas” Vassura