'19 alleghe

Clima, no Plan (et) B

“No Plan (et) B” è stato lo slogan dei ragazzi che sono scesi in piazza per richiamare l’attenzione alla sfida contro il cambiamento climatico del presente e del futuro, messaggio in primis destinato ai governi del pianeta ma anche (e soprattutto) alle piccole organizzazioni della società civile che colpevolmente poco hanno fatto per favorire la matura consapevolezza dei cittadini tanto sui rischi connessi al cambiamento del clima quanto a sostenere la riflessione costante sui modelli di sviluppo circolari nell’organizzare proposte e progetti da sottoporre alle amministrazioni locali nel realizzare materiali riutilizzabili e che quindi generino pochi scarti, gestendo gli stessi in modo responsabile, riciclandoli ulteriormente.

In Europa durante l’ultimo turno elettorale l’avanzata dei movimenti “verdi” è stata chiara come d’altronde la sensibilità ai temi climatici da parte dei cittadini che li hanno votati, ma così non è purtroppo in Italia, da noi il problema della salvaguardia ambientale è sì visto come un post-modernismo che inneggia alle novità, ma non trova amministratori “illuminati” interessati a ciò perché storicamente l’ambientalismo nel Belpaese non ha mai attecchito ed i Verdi mai hanno avuto gran fortuna, come se le priorità in ambito nazionale siano unicamente il bisogno di stabilità e che il mondo non cambi ogni secondo; d’altronde finchè non esisterà alcuna “agenzia” che declassi chi emette troppa anidride carbonica sarà fiato sprecato, ognuno di noi dovrà quindi imparare secondo coscienza a costruire per sé un’etica che permetta di gestire lo smisurato potere inquinante che abbiamo in mano, dagli impianti di riscaldamento ai condizionatori, dal differenziare i rifiuti ad usare carta riciclata, dall’evitare i prodotti usa e getta a come far la spesa portando borse proprie.

Alla nostra “community” di 7,7 miliardi di umani servirà quindi non la filosofia del silenzio come quella attuale, lontanissima da qualsiasi agenda politica, ma nuovi modelli di vita e stili di consumo più sobri associati ad una mobilità basata sulla intermodalità, la condivisione all’efficienza energetica dovuti ai nuovi materiali, le nuove fonti di energia e nuovi modelli di infrastrutture “smart”, ma (come sempre) è più facile a dirsi che a farsi.

Giuseppe “vas” Vassura

Post correlati:

About Vassura

Residente ad Alfonsine (vicino Ravenna), si è diplomato in Agraria all' Istituto Scarabelli di Imola e da lì ha iniziato a scrivere (giornalino studentesco), ha poi frequentato tre anni di Università a Bologna ed ha iniziato l'attività di assicuratore in Ras, che attualmente ancora persegue ma solo come consulente aziendale indipendente. Gli piace ascoltare musica blues, folk e scarpinare in mountain bike. Animatore e P.r. in località Milano Marittima fino al 2001, é da sempre volontario e socio WWF. Capacità di comunicare e lavorare in team, unito allo spirito di adattamento, immaginazione e capacità di organizzare in modo equilibrato il tempo, fanno risaltare in lui doti di generalista più che di specialista..