fotoarticolo jessica poli

Scuola, diario del docente che verrà.

Mi sono immatricolata all’Università di Bologna, corso in Lingue e Lettera ture straniere, nell’anno accademico 2013-14 nonostante il parere totalmente negativo dei miei professori di liceo. O magari proprio per quello. Le mie professoresse di lingue mi sconsigliavano caldamente quella stessa facoltà universitaria che loro avevano frequentato tanti anni prima perché questa scelta non mi avrebbe portato molto avanti nella vita: avrei solo potuto fare l’insegnante. ma io da grande, volevo solo fare l’insegnante.

Dopo avere superato una prova d’ammissione che spaziava tra quesiti di cultura generale, logica e lingua inglese, mi sono finalmente iscritta. Quel primo anno è stato molto complesso perché ogni cambiamento implica nuove difficoltà e adattamento, però l’ho affrontato con grande entusiasmo. La chiave della mia prima laurea è stato proprio l’entusiasmo, ma non posso non attribuire il merito del successo del mio percorso anche ad alcuni professori particolarmente brillanti con cui ho instaurato un rapporto di stima reciproca che prosegue ancora oggi. Durante questa prima tappa del mio lungo percorso ho capito che la lingua francese avrebbe per sempre avuto un posto privilegiato nel mio cuore e se lo contendeva con la tedesca, che però necessitava di un maggior allenamento. Ho anche compreso che preferivo la letteratura alla linguistica, in particolare ero affascinata  dalle letterature comparate. Mi piaceva l’idea di mettere da parte le letterature nazionali e analizzare come italiani, francesi, tedeschi polacchi, … abbiano un punto d’incontro nella produzione letteraria.

Da queste due “scoperte” è nata una scelta importante: dopo la laurea triennale mi sono trasferita a Vienna dove, due anni dopo, mi sono laureata in Letterature comparate. Consiglio un’esperienza all’estero ad ogni studente universitario. Ero già stata in Germania con una borsa di studio Erasmus durante il secondo anno di laurea triennale, ma vivere l’università da studente immatricolato è una esperienza totalmente diversa. Si impara ad affrontare la vita universitaria con estrema serietà perché sussiste la difficoltà linguistica e non ci sono “sconti” come succede spesso durante i programmi di scambio. Si impara a vivere una città diversa da cittadino e non da “ospite”. Questa esperienza ha quasi prodotto uno sdoppiamento della mia anima: quella italiana sentimentale e quella austriaca più razionale. Sono ormai due parti di me che convivono e che non mi lasceranno tanto facilmente.

Poi sono rientrata in Italia e ho deciso di proseguire gli studi con la magistrale in Lingue e Letterature per poter insegnare nella scuola pubblica. Mi sono laureata meno di un mese fa e anche questa esperienza è stata molto positiva grazie all’incontro con molti dei miei docenti che avevo amato alla triennale. Fortunatamente non ho mai avuto a che fare con quelli che comunemente chiamiamo “baroni”, anzi tutto il contrario. La mia magistrale è stato un percorso meno rigido della triennale, in quanto la maggior parte dei corsi erano a scelta tra l’ampia gamma dei corsi offerti da un’università grande come l’ateneo bolognese. Ho fatto scoperte molto interessanti: la critica letteraria, la letteratura proletaria belga, le scrittrici femministe tedesche degli anni Trenta,… Penso che per affrontare al meglio gli studi universitari sia fondamentale considerarli come un continuo percorso di scoperta guidati dai nostri professori, i quali ci fanno assaggiare una piccola porzione della loro materia di specializzazione, ma il resto è nelle mani di noi studenti. Non si finisce con il superamento dell’esame, con la verbalizzazione del voto o con la proclamazione della laurea: occorre continuare a leggere, ad essere curiosi, ad avere desiderio di approfondire, … chiaramente a seconda delle possibilità di ognuno. Io sto continuando a coltivare la passione che ho scoperto qualche anno fa: la traduzione letteraria, quella difficilissima pratica intrapresa da meravigliosi mediatori che ci consentono di leggere Kafka, Flaubert e Tostoj nella nostra lingua, senza troppi sforzi.

Nel frattempo mi sono inserita nelle graduatorie provinciali per diventare insegnante di lingua francese e di lingua tedesca nella scuola secondaria di primo e di secondo grado. Non so che cosa sarà della mia vita a partire da settembre, o forse lo so fin troppo bene. Il mio nuovo percorso comincerà con le supplenze brevi, poi quelle annuali e in un tempo che sembra appartenere ad un altro mondo, forse arriverà il ruolo. E’ un percorso che mi spaventa molto, non lo posso negare, ma l’ho scelto. Non volevo solo fare l’insegnante?

Jessica Poli