“RINUNCIARE”, profezia ancestrale dei nostri tempi

Da millenni c’è chi prevede la fine dell’umanità…eppure siamo ancora qui, è sbagliato liquidare le paure umane come qualcosa di effimero, idee di un mondo viziato, ma la pandemia che ha cambiato la vita di tutti noi ha attualizzato ed estremizzato ciò che la Storia ha scritto sulla paura dell’estinzione umana.

Inondazioni, terremoti, carestie ed eruzioni vulcaniche da sempre hanno prevalso, sebbene temporaneamente, sulle vita delle donne e degli uomini in termini di distruzioni, ma mai così improvvisamente ed universalmente come la pandemia da Covid-19 perchè l’impossibilità di scoprire con certezza i diffusori del virus e la velocità dei contagi hanno complicato prevenzioni, diagnosi e terapie al punto da chiedersi, di fronte alla massa dei dati che si sono accumulati negli ospedali di mezzo mondo, cos’altro si può (e si dovrà) fare.

Nessun precedente scientifico cui aggrapparsi per far fronte all’emergenza sanitaria, il raffronto con l’influenza “Spagnola” è stato (quasi) subito rimosso, e nessun precedente storico che abbia potuto mitigare le angosce sul domani; complice l’ignoranza abbiamo sostituito i timori della guerra fredda con nuove paure, non capivano i nostri nonni allora sulle intenzioni dei sommergibili nucleari come non capiamo oggi noi sulle mille onde “techno” dei media, che ci attraversano.

Come a dire che le nostre domande ci sono sempre ma che di risposte certe non ne arrivano da “quelli che dicono che ci capiscono”.

La profezia (già scritta) dei nostri tempi sarebbe sottomano ma è impopolare perché la voce del verbo “RINUNCIARE” a nessuno è mai piaciuta e quindi non piacerà nemmeno oggigiorno in quanto è un XI° comandamento che ci obbligherebbe a fare ciò che non piace, come RINUNCIARE ad accompagnare in auto i figli anche se la scuola non è “sottocasa” o come RINUNCIARE a quella “falange” di scooter che accompagna la nostra vita dai 14 ai 60 anni a favore della bici, e via dicendo del nostro sbagliato life-style di cittadini del terzo millennio…

Se è comunque vero che le responsabilità maggiori sono di chi ci amministra, la nostra generazione dovrà necessariamente prendersi la sua parte di colpa e cambiare stile di vita, soprattutto come esempio per i giovani, anche perché le nuove tecnologie sono (ancora) impiegate solo a produrre di più, velocizzare e nello stesso tempo a concentrare. Cioè a correre, correre e sempre più velocemente invece di camminare solo per un po’… anche se nel vocabolario dei nostri ragazzi la parola “camminare” non esiste.

Giuseppe “vas” Vassura

About Vassura

Residente ad Alfonsine (vicino Ravenna), si è diplomato in Agraria all' Istituto Scarabelli di Imola e da lì ha iniziato a scrivere (giornalino studentesco), ha poi frequentato tre anni di Università a Bologna ed ha iniziato l'attività di assicuratore in Ras, che attualmente ancora persegue ma solo come consulente aziendale indipendente. Gli piace ascoltare musica blues, folk e scarpinare in mountain bike. Animatore e P.r. in località Milano Marittima fino al 2001, é da sempre volontario e socio WWF. Capacità di comunicare e lavorare in team, unito allo spirito di adattamento, immaginazione e capacità di organizzare in modo equilibrato il tempo, fanno risaltare in lui doti di generalista più che di specialista..