'20 fotoarticolo (non) andrà tutto bene

(non) andrà tutto bene

Nella pienezza del diritto di festeggiare la conquista della libertà in occasione della Festa Nazionale di Liberazione del 25 Aprile e persino di cantare alla finestra di casa tutti assieme (distanti ma uniti) “Bella Ciao”, in onore e memoria di chi ha perso la vita combattendo l’invasore nazifascista, non mi sento di sponsorizzare in toto l’hastag “andrà tutto bene”, né l’ho fatto all’inizio dell’epidemia da Coronavirus; troppi da subito gli anziani abbandonati al loro destino di principali vittime e troppi i giovani che, colpa dell’isolamento forzato, hanno dovuto interrompere scuola, percorsi formativi e redditi preziosi. 

“Non andava tutto bene” a febbraio coi primi decessi e continua ad andar male ora quando giornalmente l’emergenza sanitaria miete i morti di una disgrazia aerea, “non andava bene” all’inizio quando dalla Cina arrivavano i primi segnali di restrizioni per chiedere alla gente sacrifici collettivi come “non va bene” oggi coi governi dei mezzo mondo a evitare fallimenti di massa e a gestire una disoccupazione che sta crescendo a livello esponenziale; dall’oggi al domani solo nei comparti del turismo e dell’intrattenimento sono andati persi milioni di posti di lavoro e quel che è peggio, a rischio della vita, è che hanno conservato il posto i lavoratori sottopagati (badanti, operatori sanitari, fattorini, addetti alle pulizie, ecc.).

“Non andrà tutto bene” se non si prenderanno in considerazione tanto i finanziamenti per il reddito di base e le tasse sul patrimonio quanto le politiche delle banche centrali che non dovranno più aiutare chi possiede grandi patrimoni, bensì dovranno invece sostenere soprattutto il settore del servizio pubblico che prima o poi crollerà sotto il peso delle misure anticrisi.

Da Milano a Los Angeles, da New Dehli a Pechino con aerei a terra, traffico veicolare inesistente e industrie chiuse le emissioni dovute alle attività produttive si sono azzerate a vantaggio di tutti e dell’ambiente, ma non durerà perché questi benefici avranno vita breve in quanto la pandemia ha tolto l’attenzione dalla lotta ai cambiamenti climatici; i negoziati sul clima sono già stati posticipati e tutto quello che ha a che fare con l’ambiente sarà messo in stand-bye perché nei prossimi mesi si parlerà soltanto di Coronavirus e ripresa economica, costi quel che costi, e tutto tornerà (purtroppo) come prima.

Con lo spettro di entrare in una profonda depressione la sola Cina ha autorizzato a marzo più centrali a carbone di tutto il 2019, affossando la lezione che le restrizioni da Coronavirus hanno indotto a favore dell’ambiente sulla riduzione dell’uso dei combustibili fossili, ciò lascia immaginare che l’attenzione dell’opinione pubblica sarà distolta dal clima e causa dei timori che potranno gravare sull’economia, dimenticando che l’epidemia da Coronavirus è sì una tragedia ma è solo una minaccia che potrà durare mesi o qualche anno, a differenza invece delle ondate di calore, inondazioni e tutto quel che porterà il climate change che invece incomberà su di noi per generazioni.

“E’ andata male” dopo la crisi Lehman perché le misure per stimolare l’economia hanno pesato sulle emissioni in termini drammatici per l’ambiente, mentre “andrà tutto bene” quando finalmente i governi decideranno di propendere per altri scenari, quello ad esempio di costruire una società a emissioni zero con nuovi posti di lavoro nell’istruzione, nell’assistenza sanitaria, in alloggi a basso costo e nell’energia pulita, con la duplice finalità di soddisfare bisogni immediati e al contempo di affrontare la crisi climatica dove solo una rivoluzione ecologica ci salverà.

Giuseppe “vas” Vassura

About Vassura

Residente ad Alfonsine (vicino Ravenna), si è diplomato in Agraria all' Istituto Scarabelli di Imola e da lì ha iniziato a scrivere (giornalino studentesco), ha poi frequentato tre anni di Università a Bologna ed ha iniziato l'attività di assicuratore in Ras, che attualmente ancora persegue ma solo come consulente aziendale indipendente. Gli piace ascoltare musica blues, folk e scarpinare in mountain bike. Animatore e P.r. in località Milano Marittima fino al 2001, é da sempre volontario e socio WWF. Capacità di comunicare e lavorare in team, unito allo spirito di adattamento, immaginazione e capacità di organizzare in modo equilibrato il tempo, fanno risaltare in lui doti di generalista più che di specialista..