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Italia, medaglia d’oro (blu) per i record sbagliati

Siamo ai primi posti al mondo nel consumo pro-capite di acqua sia per colpa delle dispersioni idriche, che valgono per un terzo del totale, sia per gli “impatti” industriali, ma soprattutto per le nostre (sbagliate) abitudini.

L’inerzia della politica sul tema non ha promosso finora questa auspicabile inversione di tendenza perché businness e consumismo (che fanno P.i.l.) hanno finito per vanificare qualsiasi iniziativa, anche legislativa, volta a combattere lo spreco d’acqua; l’inerzia poi delle amministrazioni locali, trascurando il monitoraggio dei prelievi idrici delle aziende di produzione (agricoltura, allevamenti, ecc.) e di trasformazione (industria, agroindustria, ecc.) ha poi fatto il resto, chiudendo il cerchio.

Da ciò ne conviene che prima o poi bisognerà porre fine a questo “far west” normativo sugli approvvigionamenti d’acqua, tanto per le dighe idroelettriche per produrre energia quanto per il principale imputato, il primario agricolo, che ultimamente è stato chiamato in causa in merito ai fabbisogni idrici per le coltivazioni; ho letto da qualche parte che per un pomodoro servono 13 litri d’acqua e 70 per una mela, 200 litri per un bicchiere di latte e ben 140 per una tazzina di caffè, e credo sia giunto il momento visto i tempi che corrono per una approfondita riflessione etica e morale oltre ogni calcolo di carattere economico-finanziario.

Il life-style è caro ad ognuno di noi, perché fare “un pieno d’acqua” di 1,5-2 litri al giorno è vitale ma è inutile esagerare con i bottiglioni di plastica, e ancor più sforzarsi di bere tanto, se non si ha proprio sete; proprio per questo, oltre alla priorità di non dissetarci in eccesso, anche altre abitudini meno nobili del quotidiano dovranno prima o poi cambiare perché questo aspetto del consumo giornaliero complessivo di acqua è un record mondiale (sbagliato) che ci accompagna da troppo tempo e di cui poco possiamo vantarci, dal bagno in vasca (120-160 litri d’acqua), ai tre milioni di metri cubi al giorno che servono per “condizionare” un palazzo di otto piani, dal lavare i denti lasciando aperto il rubinetto (30 litri), al carico lavastoviglie (40 litri).

 Sul banco degli imputati perciò anzitutto noi e tutti quei comportamenti in cui potremmo “migliorarci”, iniziando dal sistemare il rubinetto che goccia (5 litri al giorno) e a cascata tutto il resto, con la consapevole necessità del voler abbattere quel centinaio di litri al giorno pro-capite, rilevati da Istat, grazie al quale troneggiamo fra i leader mondiali degli sprechi idrici.

In seconda battuta, ma non per importanza, l’accusa alle aziende da parte (anche) dei cittadini di interi quartieri che nel tempo hanno denunciato (invano) disservizi di “portata” d’acqua ai loro impianti domestici per colpa dei comprensori industriali, artigianali ed agroindustriali limitrofi che lavorano e trasformano i prodotti grezzi (ad esempio le derrate agricole) nelle loro fabbriche, un tale fiume d’acqua (fra l’altro potabile) che a detta loro non giungerebbe più regolarmente ai loro rubinetti di casa, invalidando così il servizio di erogazione dalla rete pubblica oltre ogni buon senso.

Dalla politica nazionale urgono perciò risposte oltre che legislative anche di coscienza sociale ben più “globalizzate”, semmai in parallelo con quelle degli enti locali che finora sono rimasti alla finestra, sulla promulgazione (e sull’osservanza) di norme a salvaguardia di questo nostro “oro blu”, che non è bene inesauribile e rinnovabile, per noi stessi e nell’ottica di un futuro decente per i dieci miliardi di persone che si stima popoleranno il pianeta nel 2050.

Giuseppe “vas” Vassura

About Vassura

Residente ad Alfonsine (vicino Ravenna), si è diplomato in Agraria all' Istituto Scarabelli di Imola e da lì ha iniziato a scrivere (giornalino studentesco), ha poi frequentato tre anni di Università a Bologna ed ha iniziato l'attività di assicuratore in Ras, che attualmente ancora persegue ma solo come consulente aziendale indipendente. Gli piace ascoltare musica blues, folk e scarpinare in mountain bike. Animatore e P.r. in località Milano Marittima fino al 2001, é da sempre volontario e socio WWF. Capacità di comunicare e lavorare in team, unito allo spirito di adattamento, immaginazione e capacità di organizzare in modo equilibrato il tempo, fanno risaltare in lui doti di generalista più che di specialista..