“Il segreto alato” – intervista all’autrice Claudia Giardini

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Per gli amanti della lettura/narrativa proponiamo qui di seguito il contenuto dell’intervista all’autrice del libro fantasy “Il segreto alato”, presentato il 30 aprile a Savarna(Ra):

Sono Claudia Giardini, e sono nata a Ravenna il 25 febbraio del 2000. Ho abitato a S.Alberto fino al 2006 per poi trasferirmi nella vicina Savarna o, più precisamente, Grattacoppa, dove ho frequentato i 5 anni di scuola elementare.

Le medie le ho poi frequentate alla “Corrado Viali” di S.Alberto e proprio durante quei 3 anni ho iniziato il mio percorso di scrittura.
Ora, invece, sono in seconda al liceo scientifico “Alfredo Oriani” di Ravenna, che spero mi prepari adeguatamente per gli studi universitari che voglio perseguire in futuro, per continuare a seguire la mia passione per lo studio.

* Perché hai iniziato a scrivere?

Fin dalle elementari per me scrivere era qualcosa di naturale, quando dovevo scrivere, come ad esempio in un tema, erano veramente poche le volte in cui avevo poche idee, o non ne avevo. Anzi, il mio problema è sempre stato la gestione del tempo, poiché mi sembrava sempre poco, per tutto quel che volevo scrivere e oggi la situazione non è certo cambiata. Il più delle persone che mi conoscono, e soprattutto i miei insegnanti, dalle elementari fino ad ora, alle superiori, non hanno mai mancato di sottolineare questa mia vena, facendomi notare che non tutti ne sono dotati.

Inoltre, mi sono sempre dedicata con molta passione alla lettura (mi è sempre stato insegnato che non si può scrivere bene senza leggere molto) soprattutto di fantasy, ovviamente, ma col tempo ho iniziato a leggere anche romanzi rosa e, talvolta, noir.

Ricordo esattamente il momento in cui ho deciso che anche io avrei iniziato a scrivere: ero in seconda media, e avevo appena terminato di leggere la saga di Eragon, di Christopher Paolini, e decidendo di cercare alcune informazioni sull’autore scoprii che aveva scritto il suo primo volume, chiamato proprio Eragon, a 15 anni.

Io allora ne avevo 14, e pensai subito che se lo aveva fatto lui a quell’età, potevo farlo benissimo anche io, anche se con un anno in meno. Raggiunsi mia mamma, che era in casa con me quel giorno, e senza indugi la informai: “Mamma, ho deciso che scriverò un libro.”.

Ovviamente, sentita dire da una ragazzina di appena 14 anni, poteva sembrare un’idea un po’ bizzarra, e che avrebbe potuto essere completamente dimenticata il giorno seguente.

La verità è che il giorno seguente io avevo già iniziato a scrivere il mio primo libro, Vera e la rinascita di Onestia, che non poteva che essere un fantasy e che terminai in poco meno di un anno.

Ebbe più successo di quanto potessi immaginare. Nonostante fossi ancora abbastanza piccola, ero già molto realista, ed ero preparata ad eventuali delusioni. Invece molte persone del mio paese, Savarna, e di quelli di più vicini si interessarono ad una “bambina” di 14 anni che scriveva libri, e in non troppo tempo terminai le copie a mia disposizione.

L’anno successivo a ciò, terminai il mio secondo libro, anche questo di genere fantasy, Sirio e l’identità nascosta, ed ebbe anche questo un discreto successo.

Di recente ho invece terminato e iniziato a vendere il mio terzo scritto, che si può forse definire il mio primo vero e proprio romanzo. Il suo titolo è Il segreto alato – Un amore, una fuga un’anarchia ed è un fantasy che si tinge sia di nero, per il fatto che siano presenti diversi elementi del genere horror, ma anche di rosa, poiché tra le sue pagine ha svolgimento una profonda storia d’amore. E’ il primo volume di una saga, molto probabilmente di una trilogia, della quale gli altri volumi si differenzieranno da questo per i loro sottotitoli. A dir la verità, ho già iniziato a lavorare sul secondo.

* Il terzo libro ha una linea conduttrice con gli altri due?

No, non hanno alcuna linea conduttrice, né il terzo con gli altri due, né gli altri due tra loro. Le loro storie sono completamente diverse ed è assolutamente possibile capirli senza avere letto anche gli altri. Come ho già detto, saranno invece i prossimi due volumi a legarsi ad Il segreto alato, costituendo il continuo delle sue vicende e a costituire con esso una trilogia

* Il terzo libro è destinato a ragazzi o ad un pubblico adulto?

Generalmente cerco di scrivere racconti che tutti possano leggere, ed effettivamente chiunque abbia un minimo interesse per il genere può leggerli, ma li consiglierei maggiormente ai ragazzi, della mia età ma anche più giovani o più grandi, anche per invogliare una fascia d’età generalmente poco interessata a leggere a farlo, perché è proprio la lettura a darci molti degli strumenti per poter diventare qualcuno nella vita, e per ragionare autonomamente, avere idee e modelli propri, senza aver bisogno di qualcuno che capeggi su di noi, e in pratica per “vivere la nostra vita”.

* Da cosa sei stata ispirata per scrivere il tuo ultimo libro?

Non è certo una domanda facile a cui rispondere. Ad essere sincera, di solito non ho nulla a cui ispirarmi per scrivere i miei racconti, lascio soltanto che le idee mi balzino in testa da sole, per poi riorganizzarle e metterle su carta. Credo di non essermi mai ispirata a nulla che riguardi la mia vita, scrivendo, se non alla scuola, presente nelle prime pagine del mio ultimo libro, in cui però è presentato come un ambiente negativo per la protagonista, o comunque non positivo quanto lo è per me.

* Sei stata influenzata da qualche autore?

Come ho affermato all’inizio, non avrei mai iniziato a scrivere se non fosse stato per l’aver letto Eragon di Christopher Paolini, che quindi considero per me uno dei più importanti modelli di scrittore.

Inoltre mi sono sempre ispirata e ancora mi ispiro ad altri scrittori, quali Licia Troisi, autrice de La ragazza drago, una della mie storie fantasy preferite in assoluto e da cui attingo idee per le mie storie, Sara Tessa, scrittrice di romanzi rosa, primo tra i quali L’uragano di un batter d’ali, per gli aspetti relativi alla sfera sentimentale del mio ultimo libro e dei due che lo seguiranno, e Dan Brown, autore di famosi gialli come Angeli e demoni, Il codice Da Vinci e Inferno, che io trovo assolutamente appassionanti e a cui faccio ricorso per gli elementi noir e relativi alla suspense, che ritengo debba caratterizzare qualsiasi romanzo.

* Cosa significano i tre elementi del sottotitolo? Sono collegati tra loro?

Non è stato semplice immediato il trovare un sottotitolo adatto, che in qualche modo spiccasse e che suonasse bene con il titolo, ma avevo bisogno di un sottotitolo, ovviamente per distinguere tra loro il primo e degli episodi della saga de Il segreto alato e quelli che saranno i successivi. Così, alla fine, ho optato per una semplice successione di tre parole che riassumessero nella maniera più sintetica ed efficace il contenuto di tutto il racconto e che

fossero in stretta relazione tra loro, ponendole semplicemente in ordine di comparsa nella vicenda: Un amore, una fuga, un’anarchia.

Questi tre elementi sono infatti l’uno la causa dell’altro, che ne è dunque la conseguenza: tutto parte dall’amore, senza il quale non sarebbe necessaria la fuga, e senza fuga non avrebbe principio nessuna anarchia.

* Qual è il valore che tu dai all’amore, sia come adolescente che come scrittrice?

So che molti adulti tendono a pensare che si possa avere la concezione del “vero amore” soltanto da una certa età in poi e che quindi molti ragazzi ne parlino senza sapere bene cosa sia. Personalmente io mi sono sempre opposta a questo tipo di pensiero. Probabilmente perché sono anche io una ragazza, e ho ancora molto da imparare, ma anche perché credo che alcuni adulti a volte dimentichino, nel tempo, i sentimenti che avevano provato quando erano loro ad essere ragazzi, e di come ci si senta ad essere considerati troppo giovani per provare un certo tipo di emozione. Le emozioni sono qualcosa che non ha un’età, a differenza della ragione, tant’è che l’uomo inizia a provare emozioni dopo pochissimo tempo dalla sua nascita. Credo quindi che, anche se alla nostra età i sentimenti possano essere più “ballerini”, e magari noi ragazzi impieghiamo più tempo a trovare quella che potrebbe essere la persona giusta, anche noi possiamo provare “vero amore”.

Parlo anche per esperienza personale, poiché anche a volte anche alcuni dei miei sentimenti ed eventuali “storie” sono stati considerati superficiali da alcuni, anche se non direttamente dai miei genitori, che al contrario mi hanno sempre sostenuta.

Vorrei quindi invitare alcuni adulti a riflettere su quanto sto dicendo: noi adolescenti possiamo avere molti difetti, per via della fase di transizione in cui ci troviamo, ma sappiamo cosa sono i veri sentimenti (almeno, la maggior parte di noi lo sa) e credo che ognuno di questi dovrebbe essere sempre assecondato, nel limite del possibile

Io, come persona, credo di avere provato, almeno una volta, il “vero amore” di cui parlo, anche se magari non era ricambiato, e/o anche se è mutato nel tempo, e credo l’amore sia sempre e comunque un sentimento importante, il più importante, che può essere anche più importante di gran parte delle amicizie, se troviamo la persona adatta, la persona “giusta”.

Per quanto riguarda il mio lato da scrittrice, penso che non si potrebbe mai scrivere d’amore senza conoscerlo direttamente, o averlo conosciuto, ed io personalmente tento sempre di usare tutta la mia esperienza in materia, anche se è ancora relativamente ampia, quando descrivo scene d’amore e/o sentimenti provati dai vari personaggi dei miei libri.

* Qual è l’idea che hai del mondo giovanile di oggi?

Le idee che ho del mondo giovanile di oggi sono diverse, cerco sempre di guardarlo da molti punti di vista, e ogni volta trovo aspetti positivi e negativi. Ma inevitabilmente, da qualsiasi angolazione io lo guardi, la caratteristica costante è il conformismo, la tendenza ad uniformarsi. Dal punto di vista sì esteriore, per quanto riguarda la moda, ma anche dal punto di vista dei comportamenti, degli atteggiamenti, del modo di pensare e di giudicare. Forse è una qualità che ha caratterizzato anche le generazioni scorse, ma io non posso saperlo, per cui guardo al presente, a ciò che mi circonda. Quello di cui parlo è un lato della società a cui mi sono sempre fortemente opposta, e a cui continuo ad oppormi, non solo perché penso che ciò renda le persone un po’ tutte uguali, in qualche modo senza una vera identità, ma anche perché ciò porta la maggior parte della gente ad estraniarsi dalle persone che invece come

me non aderiscono a questo stile di vita, che nel loro piccolo si differenziano e che non prendono come buona un’opinione soltanto perché è l’opinione di tutti gli altri. Persone per cui invece io, in tutta onestà, nutrirò sempre grande stima e di cui mi sento anch’io una piccola parte, cosa di cui vado fiera. Purtroppo non sono persone così facili da trovare, ma mi sento fortunata a conoscerne alcune, sebbene le possa contare sulle dita di una mano. Penso che chiunque abbia una piccola possibilità di essere diverso, di spiccare per qualsiasi cosa, piccola o strana che sia (un modo di essere, di pensare, un interesse, una passione) debba assecondare questa sua diversità, e credo che in questo modo possa anche essere più felice nella vita. Dopotutto, sono quelle persone che hanno avuto il coraggio di opporsi alla società, accettando tutti i rischi che ciò comportava, che hanno fatto la storia. Il mio è quindi un invito esplicito a tutte le persone che possono fare la differenza, a farla, perché verranno sempre ricompensate dalla vita, presto o tardi, e soprattutto alla fine di essa non avranno rimorsi per non essere stati chi volevano essere. E se anche inizialmente si può avere paura di rimanere soli, in realtà ci saranno sempre altre persone, come noi diverse, che saranno lì per noi. In fondo a volte essere diversi è l’unico modo che abbiamo per essere normali.

(Claudia Giardini
per Gentes Alfonsine)